LA FREGATURA DELLE SCARPE DA RUNNING

Ormai sono anni che, in qualsiasi ambito sociale e lavorativo, a chi soffre di mal di schiena, alle ginocchia o di qualche problema articolare si dice: “Smetti di indossare quelle scarpe piatte e comprati un paio di scarpe da running decenti, starai meglio”.

In effetti è così: gran parte delle scarpe da corsa donano un enorme senso di comodità e protezione. E, si sa, un buon comfort che parte dai piedi aiuta ciò che sopra di essi risiede. Dopotutto i piedi sono le nostre basi, le fondamenta su cui poggiamo e ci muoviamo.

Tuttavia chi ha letto o sta leggendo il mio libro avrà notato che non pongo particolare attenzione alle calzature da corsa (consigli particolari), se non riassumendo l’evoluzione commercial/antropologica dell’ultimo decennio (circa) e parlando della evidenza scientifica comprovata sugli effetti dei nuovi modelli Nike & c. sulla economia di corsa.

C’è un perchè.

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LA FORZATA TRASFORMAZIONE DEI MODELLI DI SCARPE

Come dicevamo, la scarpa è uno degli oggetti che in assoluto è in grado di influenzare di più le caratteristiche biomeccaniche di un essere umano. Una ENORME RESPONSABILITÁ. Incontrare la scarpa giusta è un pò come incontrare il compagno o la compagna ideale: parliamo di possibilità che si realizzano abbastanza raramente nel corso di una vita.

La cosa più interessante di questi magici incontri è che nel 99% dei casi sono destinati a concludersi in malo modo. Non tanto per colpe delle rispettive parti, ma per responsabilità commerciali: i modelli cambiano in continuazione. E, santo cielo, ci fosse UNA VOLTA che una scarpa buona rimanesse uguale a sè stessa.

Per questo motivo anche chi trova l’oggetto del suo amore è prima o poi destinato ad abbandonarlo o a passare forzatamente ad altro: una maledizione che pone il coltello dalla parte del manico costantemente nelle mani dei produttori e i piedi del consumatore in una situazione di regolare e non voluta insoddisfazione.

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LE RESPONSABILITÁ DEI BRAND

Non so se, a questo punto, un pensiero vi arriva dritto nello stomaco come arriva a me…..ma è evidente che i principali brand calzaturieri hanno buona parte della salute umana nelle proprie mani.

Non sono forse in grado di decidere l’evoluzione biomeccanica della popolazione? Ci avevate mai pensato? Ebbene, questo è già successo e sta succedendo.

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LO STUDIO DI LIEBERMAN E COLLEGHI

Della situazione s’è accorto Daniel Lieberman, un paleoantropologo che cito anche nel mio libro: uno scienziato che ha a cuore il movimento umano e i cui studi hanno influenzato documentari, review scientifiche, libri (“Born to Run” di Chris McDougall, per esempio), e (ahimè, spesso male interpretati dai consumatori finali) anche varie tipologie di calzature (vedi il tag “barefoot” e similari).

Lieberman, dall’alto delle sue conoscenze e possibilità sociali (apprezzato professore di Harvard e ospite ben gradito di NATURE, la più eminente rivista scientifica mondiale), continua incessantemente a produrre materiale che sistema scomodi punti interrogativi davanti ai presunti progressi in ambito calzaturiero.

L’ultimo studio in compagnia di alcuni colleghi (vedi riferimenti in fondo a questo post), presentato in aprile e pubblicato da poco, il 17 settembre 2020 (proprio su NATURE), fa notare come la curiosa curvatura in punta che da diversi anni fa capolino nei principali modelli di scarpe da cammino e corsa, nasconda in realtà delle insidie molto preoccupanti.

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LA FUNESTA CURVATURA

Questa curvatura mantiene le ultime tre falangi (prossimali, intermedie e distali) del piede, cioè le nostre dita, in particolare l’alluce, costantemente in posizione dorsiflessa (cioè flessa verso il dorso del piede, la parte superiore).

Come mai? Perchè questa inclinazione facilita la capacità di rullata in appoggio, sia durante la camminata sia, ancor più, in corsa.

Questa mossa astuta, in realtà, indica una sfiducia “antica” e specifica nei confronti dei normali meccanismi del piede. Un piede normale non avrebbe alcun bisogno di aiuti in punta.

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IL VERO PROBLEMA É LA SOCIETÁ IN CUI VIVIAMO

Il problema vero è che l’odierna società tende a fornire aiuti anche quando formalmente non servirebbero. Spesso non ci rendiamo conto che gran parte dei nostri mali derivano proprio da questi aiuti.

Viviamo in un mondo di facilitazioni: tutto deve essere il più semplice possibile fin dalla nascita. Stando in tema, abbiamo scarpe spesse due dita già dai nostri primi passi.

Il piede non lavora, diventa pigro. Ecco perchè la rullata deve venire aiutata. Gli agi ci crescono deboli, salvo poi pugnalarci alle spalle.

Forse qualche genitore avrà risposto al perchè in pista di atletica si facciano lavori per “risvegliare i piedi” ai ragazzi, i nostri belli addormentati. Oppure perchè gli stessi lavori vengano spesso proposti agli amatori.

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LA FREGATURA DELLE “TOE SPRINGS

Il nuovo studio che prendo come riferimento dimostra come questa curvatura in punta possa essere nostra amica a breve termine ma acerrima nemica nel medio/lungo.

Maggiore è il grado di inclinazione della punta minore è il fabbisogno di lavoro del piede durante la deambulazione.

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“… queste “toe spring” (letteralmente “punte a molla”) possono contribuire all’indebolimento dei muscoli del piede e ad una maggiore suscettibilità a condizioni patologiche comuni come la fascite plantare. Questa condizione dolorosa, riconosciuta come una lesione causata da un carico eccessivo e ripetitivo dell’arco longitudinale del piede, è uno dei problemi del piede più comunemente trattati tra la popolazione. Farris e colleghi (vedi studio in fondo al post) recentemente hanno suggerito che (in questo meccanismo) i muscoli intrinseci del piede si contraggono per prevenire la tensione nella fascia plantare sotto carichi elevati, e quindi indebolire i muscoli intrinseci del piede può limitare la loro capacità di svolgere questa funzione.

SSichting, F., Holowka, N.B., Hansen, O.B., Lieberman D.E.  “Effect of the upward curvature of toe springs on walking biomechanics in humans”. Sci Rep 10, 14643 (2020). https://doi.org/10.1038/s41598-020-71247-9

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LA NECESSITÁ DI APPROFONDIMENTO

Studi come questi necessitano certamente di approfondimento e di test che comprendano più possibilità rispetto a quelle già prese in esame.

Tuttavia è piuttosto evidente che la conformazione sempre più accentuata delle punte delle scarpe da running (e da ginnastica in generale) comporti importanti effetti biomeccanici. In futuro sarebbe interessante esplorare questa nuova potenziale (quanto imponente) fregatura in combinazione con le altre attuali caratteristiche delle scarpe, tra cui solette in carbonio, rigidità complessiva della calzatura e particolari sistemi di ammortizzazione.

Inoltre, come suggerito dallo studio di Lieberman e soci, la ricerca futura dovrebbe studiare come queste “toe springs” possano influenzare aspetti più generali dell’andatura, come la meccanica del centro di massa e le velocità di camminata e corsa, poichè ancora non è chiaro.

Nel frattempo siete avvertiti. Forse pensare a qualche esercizietto per i piedi potrebbe salvare il loro (e il vostro) didietro da infidi problemi.

Alla prossima,

D.

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Riferimenti scientifici:

SSichting, F., Holowka, N.B., Hansen, O.B., Lieberman D.E.  “Effect of the upward curvature of toe springs on walking biomechanics in humans”. Sci Rep 10, 14643 (2020). https://doi.org/10.1038/s41598-020-71247-9

Farris, D. J., Kelly, L. A., Cresswell, A. G. & Lichtwark, G. A. The functional importance of human foot muscles for bipedal locomotion. Proc. Natl. Acad. Sci. USA 116, 1645–1650. https://doi.org/10.1073/pnas.1812820116 (2019)

Farris, D. J., Birch, J. & Kelly, L. Foot stiffening during the push-off phase of human walking is linked to active muscle contraction, and not the windlass mechanism. J. R. Soc. Interface 17, 20200208. https://doi.org/10.1098/rsif.2020.0208 (2020)

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