PERCENTUALI DI FC E ANDATURE ovvero: LA LEGGENDA DELLA QUARTA FATINA DI CENERENTOLA

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Ecco un breve post a corollario di una numerosa serie di messaggi su questi argomenti sul mio canale Telegram @danielelucchicoaching (in particolare sul gruppo commenti).

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immagine da filmforlife.org

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LA LEGGENDA DELLA QUARTA FATINA DI CENERENTOLA

Un giorno, Cenerentola, davanti allo specchio, si fece una domanda filosofica.

“E se le dimensioni del mio splendido piedino fossero state le stesse di quello di qualcun altra? Sarei ancora in questa bellissima corte, sposata col principe azzurro, amata e vezzeggiata da tutti?”.

In quel momento passò una delle fatine e le rispose prontamente:

“No, cara Cenerentola. Hai avuto culo che ogni piedino in questo paese è uguale a se stesso, perchè se no eri ancora a strofinare pavimenti sotto lo sguardo delle tue stronzissime sorelle!”.

Non era la fatina Smemorina, era quella più pragmatica e scortese, la quarta, che nel cartone animato è stata censurata.

Benedetta fatina, tenutaria della meraviglia della diversità, non sarà mai omaggiata abbastanza.

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PRECISAZIONI

Con la promessa di tornare alla fatina in fondo al post, veniamo ora al discorso del titolo.

Nel mio gruppo commenti telegram, a seguito dei chiarimenti che mi sono stati chiesti, ho già ampiamente illustrato ciò che penso sulle modalità di qualificazione delle percentuali di frequenza cardiaca che individuano le varie andature (perchè di questo si sta parlando). In specifico, la corsa lenta sembra quella destinata ai dubbi più sinceri da parte del pubblico di atleti/lettori.

Ora, cari amici, ciò che penso rimane il mio modo di vedere le cose. Ognuno deve poter valutare ciò che affermo e rapportarlo a se stesso, cercando di forgiare una visione soggettiva più chiara.

Chiunque stia leggendo questo post e sia interessato ai discorsi in calce può recarsi sul mio canale telegram (t.me/danielelucchicoaching) e scorrere i vari post, oppure compiere una ricerca per vocaboli specifici (“fondo lento”, “corsa lenta”, etc etc): troverà una prima infarinata. La vera “ciccia” si nasconde però nel gruppo commenti del canale, sempre più somigliante ad un forum dove quotidianamente si dipanano dubbi e prolematiche varie (iscrivetevi, è gratis: avrete fatto sicuramente cose peggiori nella vita).

In uno degli ultimi miei commenti a tema sono voluto andare su quella che, a parer mio, è la vera cagione dei tanti dubbi che assalgono gli sportivi:

Perchè, nella classificazione di queste andature, si trovano tante forbici percentuali…e negli ultimi anni sembrano essere più divulgate e incoraggiate quelle che spingono ad un tenore di gestione più soft?

Questo post è la risposta. Perdonate quindi la intro così lunga e passiamo al sodo.

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SCOMODE VERITÁ

Negli anni ’70 e ’80 problemi di andature e percentuali non esistevano, perchè:

  • non esisteva alcuna tecnologia specifica a parte i cronometri,
  • correva a livello competitivo solo chi proveniva dall’atletica, oppure chi aveva veramente voglia di fare fatica, senza tanti calcoli né premure.
  • La società alla base era differente: gli usi, i costumi, ma anche i corpi e la mentalità dei podisti erano differenti.

La corsa lenta, come tutti gli altri mezzi, erano forzatamente gestiti a sensazione, oppure scanditi dalla propria capacità di recupero o, in modo più militare, dai giri di orologio dentro ai quali “ballare”.

N.b.: La gente viveva benissimo lo stesso, senza tante paranoie. Anzi, mediamente, a livello amatoriale, andava pure più forte. Date una occhiata alle classifiche delle garette classiche più famose e vi accorgerete che le medie generali dei tempi di arrivo di allora rimangono fantascienza rispetto alle medie odierne.

Che è successo?

Da lì in poi si è assistito ad un lento declino fisico (e morale) generale (in realtà era già cominciato da un pò…), accompagnato da una pessima cultura alimentare e da lavori e abitudini figli del consumismo. Per questo, già da metà anni ’90, la corsa ha cominciato a prendere piede come attività salutare, svolta per controbattere i problemi di salute che dilagavano, soprattutto dopo una certa età.

Questa svolta ha portato a correre un numero sempre più alto di persone, fino ad oggi, all’apice di questo processo, dove i problemi sui generis colpiscono ad età sempre inferiori e, sostanzialmente, corre chiunque.

Torniamo quindi alle percentuali di frequenza cardiaca legate alle andature: capite che più è alto il numero di partecipanti “alla giostra”, più il livello della giostra stessa tende ad abbassarsi. Se osserviamo le percentuali di selezione delle zone cardiache nelle relazioni scientifiche e nei libri di settore, fino ad una decina/quindicina di anni fa, tendevano tutte ad essere percentualmente più alte rispetto ad oggi. Questo perchè all’interno di una curva gaussiana odierna così ampia, è impossibile stilare percentuali di FC in grado di selezionare andature corrette per chiunque e, proprio per questo motivo, si tende a fissare modelli meno opinabili possibile (e quindi basati su percentuali più abbordabili).

Pertanto TUTTO CIO’ che leggete riguardante particolari frazioni di frequenza cardiaca massima o di soglia, compreso ciò che scrivo io nei miei testi, altro non è se non un “volo gestionale” che ognuno troverà a suo modo più veritiero (o meno) in base alla propria posizione su quella famosa curva gaussiana che ho descritto sopra.

Per dirlo a mò di fatina: “Il tuo corpo è unico, quanto il piedino di Cenerentola, quindi scegliti la tua scarpetta ideale e non rompere le zucche!”.

Ecco, per esempio, perchè la corsa lenta di un atleta che ha sempre fatto atletica nella sua vita, a causa di adattamenti cellulari che si sono edificati in decine di anni, si costruirà attorno ad una forbice percentuale di FC max più alta (o di soglia) rispetto a quella di un comune amatore. Questo non vuol dire però che continuerà ad alzarsi: arriverà ad uno stallo fisiologico oltre il quale non sarà utile andare. Inoltre, oltre alla genetica, è ovvio che, per ognuno, possa esistere una dipendenza legata alla tipologia di pianificazione usata, alla quantità di km da gestire e alla frequenza di allenamento. Ognuno di questi aspetti è in grado di condizionare le andature che interessano (e, quindi, le forbici percentuali che le selezionano).

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CONCLUDENDO

Questo discorso non vuole destabilizzare tutto ciò che di vario si trova su questo argomento, che di certo ha una lettura utile e specifica, ma solo arricchirlo.

Sono convinto che ognuno di noi abbia una quarta fatina come consigliere personale, una vocina pratica e sgarbata che spesso risponde alle domande: lei sa cosa è giusto, in fondo.

Ecco allora: dopo tutti questi discorsi, facciamole un fischio. Saprà riassumere e riformulare le idee in proposito per renderle calzanti per ognuno di noi. Dopo averci mandato a quel paese, ovvio 😉.

Ci si sente 👋!

D.

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Una risposta

  1. Fata Luca ha detto:

    E se tutta questa tecnologia, le varie fasce cardio, i vari smartwatch etc… avessero un solo scopo comune, ovvero distrarre l’atleta amatore e non dal vero obiettivo, ovvero correre e stare in forma/salute, e portare ad un obiettivo comune, che probabilmente è quello di aumentare i profitti a discapito della salute/benessere? La mia sensazione, ma anche i fatti lo dimostrano è quella che ormai abbiamo disimparato ad ascoltare il nostro corpo e diamo più retta al nostro smartwatch che alle nostre sensazione, con risultati evidentemente pessimi!

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