ENDURANCE E…GLUTINE

Un terreno minato, per vari motivi.

EVIDENZE SCIENTIFICHE? ATTUALMENTE POCHE E BYPASSABILI

Innanzitutto, ad oggi, non esistono evidenze scientifiche in merito all’argomento del titolo, se non studi ancora sporadici, svolti su pochi atleti, per poco tempo, che, sinceramente, sono bypassabili ed attualmente hanno più o meno la validità di una esperienza personale.

La medicina e la scienza sembrano essersi accorte della “problematica glutine” da poco tempo. D’altronde ci sono interessi evidenti alle spalle e schierarsi può alzare parecchio polverone.

Il problema degli studi scientifici è che vanno quasi sempre di pari passo con il mercato. Se il mercato (farmaceutico, dell’alimentazione, dell’integrazione, etc) non è pronto ad assorbire il movimento provocato da alcune pseudo-rivelazioni, state certi che gli studi, o non vengono pubblicati, oppure vengono tenuti molto distanti dai riflettori dei media.

É assolutamente necessario fare queste considerazioni prima di avventurarsi in analisi oneste.

Detto questo, pare evidente che siamo nel mondo del ma, del se e del forse.

Un limbo dove ognuno può dire la sua e bisogna cercare di discernere molto di ciò che si legge e si impara dalle fonti che è possibile reperire.

C’è inoltre una sorta di “effetto benessere” che l’eliminazione del glutine sembra provocare in generale ed è difficile capire dove il reale effetto fisico si fermi e lasci spazio alla convinzione psicologica. Questo perchè troppo soggettiva.

In questi casi solo la propria esperienza diretta può realmente tracciare una linea, almeno per sè stessi.

Le prime vere evidenze, complete ed affidabili, che saranno disponibili probabilmente fra qualche anno, non faranno che confermare ciò che già conosce chi ha avuto la possibilità di fare certi esperimenti sulla propria pelle. É sempre così, lo è sempre stato e lo sarà sempre. Da lì in poi sarà lecito attendersi qualcosa di più interessante.

CELIACHIA ED “INTOLLERANZA AL GRANO”

Escludendo tutte le persone che hanno realmente problemi di celiachia (un problema che nasce da una predisposizione GENETICA legata al malassorbimento della gliadina, una proteina componente del glutine), oggi si preferisce definire genericamente le problematiche relative alle intolleranze o pseudo-tali come “intolleranze al grano”.

Questo perchè, in realtà, in mancanza di marker anticorpali che sottolineino una situazione infiammatoria legata specificatamente all’assorbimento delle proteine del glutine, non è ancora stata individuata e compresa quale componente del grano stesso possa infastidire l’organismo.

COLLOQUI pt.1

Parlando con un carissimo amico medico che vive da vicino il problema a causa della moglie (celiaca) e del figlio (intollerante), si era sottolineato quanto fosse importante riuscire ad analizzare anche la chimica e le fonti del grano assunto, poichè anche tutto l’insieme di trattamenti e pesticidi a cui i cereali sono sottoposti oggigiorno possono certamente provocare in alcune persone grosse problematiche non solo a livello gastrointestinale.

Lo so, ho spalancato un portone. Lo richiudo subito.

Non ho la minima intenzione di addentrarmi sulle potenzialità distruttive di certi componenti chimici che assumiamo con l’alimentazione, anche perchè tutto il discorso risulterebbe eccessivamente pesante e necessiterebbe di pagine e pagine di scritti ed evidenze, che non ho nè le competenze nè il tempo di produrre.

Lascio ai chimici interessati queste dimostrazioni, ad ognuno il suo lavoro.

I miei discorsi in questo post devono servire solo ad “accendere possibilmente una lampadina”.

LA MIA ESPERIENZA

Vengo a me e alla mia esperienza in merito.

Anni fa (più di 6) soffrivo di ripetuti episodi di mal di gola, raffreddori, sinusiti, influenze un pò troppo insistenti, tosse, etc etc. L’allenamento aveva aggravato questa situazione, tant’è che difficilmente riuscivo ad allenarmi per più di un mese e mezzo di seguito senza conseguenze di salute. Feci esami su esami, compreso quello per una ipotetica intolleranza al glutine, risultato per 2 volte negativo.

La mia alimentazione era basata su una dieta mediterranea privata degli eccessi che normalmente ci si concede. Chi mi conosce sa che il cibo-spazzatura è qualcosa che ho sempre tenuto lontano. Questo vale anche per l’alcool, i gelati, le merende confezionate, etc etc.

Verdura sempre presente a tavola, predilezione per cibi integrali….insomma, immaginate ciò che normalmente si definisce “alimentazione equilibrata senza eccessi”, da sempre.

Ragionai.

Tutti i miei mali partivano dalle mucose: l’intestino doveva centrare qualcosa. Tentai svariate prove isolando vari tipi di alimenti. Tuttavia la svolta più evidente la vidi, senza dubbio, quando eliminai gli alimenti contenenti farine con glutine al loro interno.

Ma come? Gli esami non avevano indicato nulla. Eppure…

Da allora neanche un mezzo RAFFREDDORE. E stiamo parlando di più di 6 anni.

Non solo: le mie prestazioni divennero più stabili ed ebbero la possibilità di crescere. Non tanto per un qualche tipo di incredibile di motivazione alimentare (mi cibavo esattamente come prima, solo avevo eliminato gli alimenti con glutine sostituendoli con altri a base di riso, quinoia, grano saraceno, miglio), bensì perchè riuscivo ad allenarmi con molta più continuità ed una ritrovata salute.

Ad oggi, posso tranquillamente affermare che, NEL MIO CASO, una dieta senza (o a bassissimo regime) di glutine mi permette di mantenere uno stato di salute saldo e un recupero agli sforzi sportivi decisamente migliorato rispetto a prima.

Applicai allora questo stesso concetto alimentare nei confronti di mio figlio, che aveva problemi di pelle atopica e mostrava i miei stessi deficit.

Da notare che anche per lui gli esami svolti non avevano segnalato alcuna problematica relativa alle proteine del grano.

Eppure, tolto il glutine, problemi di atopia diminuiti del 99%. E una solidità immunitaria molto più evidente.

GLUTINE, ENDURANCE ED…ESSERI UMANI

Studiai vari casi e cominciai ad interessarmi all’argomento con riferimento specifico nei riguardi dell’endurance, poichè la mia ritrovata salute e continuità in allenamento avevano aperto una strada potenzialmente percorribile anche per altri atleti.

Sia chiaro: credo nei regimi alimentari, non certo nelle diete. Non ritengo le privazioni di certi alimenti come soluzioni valide in senso assoluto: l’uomo ha sempre assunto il glutine nell’arco della sua storia millenaria, pertanto se proprio in questi ultimi 20/30 anni (grosso modo) sono comparse in modo così evidente certe problematiche, significa che esistono cause scatenanti altrettanto evidenti. E sono convinto che occhi “vivaci” possono quanto meno tentare di vedere oltre l’attuale nebbia.

D’altronde è anche vero che l’uomo spesso si è rivelato un essere privo di scrupoli. Pertanto non è possibile escludere che ciò a cui stiamo assistendo ora sia semplicemente il risultato di una politica alimentare dell’ultimo secolo basata su ben pochi riguardi nei confronti della tutela della salute stessa. Badate che non sono banalità.

Come uomo ora sarei felice di poter esprimere certe posizioni social/alimentari ma come tecnico preferisco limitarmi a ciò che viene richiesto da questo post.

COLLOQUI pt.2

Circoscrivo il discorso con una seconda sottolineatura personale e mi permetto di farlo perchè anche i media, fortunatamente (Striscia la notizia, di recente), hanno anch’essi evidenziato la stessa situazione:

un caro amico che lavora in campo biochimico per grosse aziende mi informò, ormai due anni fa, che gli ultimi accertamenti chimici sul grano usato da tantissime marche alimentari presenti sul mercato avevano riportato un uso smodato e sconcertante di agenti chimici potenzialmente nocivi.

E siamo già a due professionisti che sottolineano la stessa cosa. Glutine o non glutine, caro Watson, abbiamo un secondo probabile problema legato all’uso di agenti chimici specifici sul grano (e i cereali in genere). I potenziali capi d’indagine potrebbero essere molteplici.

I RISULTATI SUGLI ATLETI

Dicevo dei miei esperimenti in campo dell’endurance. Parlo di mie evidenze su circa una decina di atleti, non di più.

Non amo raccontare sciocchezze, nè mi piace dare certezze senza evidenze pratiche alle spalle.

Posso dire che la politica del “senza glutine” ha portato benessere a TUTTI gli atleti che l’hanno voluta provare. Sono così diretto e semplice, perchè i risultati sono stati diretti e semplici, quindi non avrebbe senso arzigogolare la risposta.

Per tutti è aumentata la propria solidità immunitaria e la propria capacità di recupero, che posso dire essere le due risposte principali e più importanti a questo tipo di impostazione.

Non desidero dare spiegazioni mediche a questi stati, poichè non è certo il mio mestiere. Mi baso sui dati pratici pervenuti e lascio che a parlare siano quelli.

É ovvio che non tutti partivano da una situazione come la mia a livello alimentare. Ripeto: io ho sempre amministrato in modo molto accurato la mia alimentazione, anche prima di eliminare il glutine.

Per questo è possibile che, per molti, eliminare cibi molto calorici e poco salutari, per introdurre più verdure, fibre e abbracciare una piramide alimentare un filo “diversa”, abbia senza dubbio aiutato un processo di crescita della salute in generale.

In fondo si parla di quello, signori.

SALUTE.

Al di là dei tanti modelli, delle tante ipotesi, dei tanti esami e test…è assolutamente necessario guardare alla pratica e al risultato: STARE BENE.

Poi, naturalmente, dato quello, è altrettanto necessario cercare di comprendere COSA permette questo tipo di condizione e PERCHÉ.

Gli atleti che hanno provato questa strada, lo hanno fatto seguendo un percorso ben definito, che ha portato a tutti lo stesso risultato. Direi che come esperimento può valere la pena raccontarlo!

Sottolineo inoltre che:

– salute e continuità in allenamento sono due aspetti che, da soli, valgono un miglioramento generico della performance, anche senza particolari metodi di training.

Chiudo con una nota: io, da più di due anni, ho re-introdotto il glutine nella mia dieta, ma lo tengo a livelli molto bassi. E ho notato che la mia salute, in questo modo, non subisce sbalzi.

Posso invece certificare che abusando di certi farinacei (segale, orzo, grano – soprattutto raffinato) alcuni problemi mi ritornano.

(Posso certificarlo perchè faccio prove…anche quelle che non mi converrebbe fare!)

IN CONCLUSIONE

A tutti gli sportivi chi desiderano tentare questa strada, magari in risposta a problemi che hanno potuto riconoscere come potenzialmente imputabili al glutine vorrei che un articolo come questo potesse lasciare, in fine, un consiglio generale:

sostituire un alimento con glutine con uno senza glutine non è in assoluto l’unica via per risolvere i problemi. La via giusta è sempre cominciare ad isolare gli alimenti o i gruppi di alimenti singolarmente per comprendere cosa realmente possa dare fastidio.

Come farlo? Provando….e tenendo segnata ogni cosa: un diario alimentare è il miglior compagno di queste avventure.

Altra cosa: spesso gli alimenti senza glutine sono un insieme contorto di ingredienti poco sani. GUARDATE LE ETICHETTE.

“Senza glutine” non vuol dire “salutare”.

Interpretate ciò che avete letto sino ad ora come una semplice testimonianza e uno studio pratico sull’argomento e non certo come una via infallibile verso la salute e/o la continuità in allenamento.

Siamo tutti diversi, pertanto ciò che è stato (o che è) bene per me e gli atleti che hanno provato queste soluzioni, potrebbe rivelarsi del tutto falese per voi o per altri.

Rimango come sempre a disposizione per ogni informazione o approfondimento nei commenti o attraverso i miei contatti.

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