HRV COME INDICE PREDITTIVO IN CONDIZIONI PATOLOGICHE: PENSIERI ED ESPERIENZE A RIGUARDO

(immagine presa da hituni.com)

Dal mio interesse verso la cura e l’osservazione della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) nello sport e per la salute di ogni persona, sono nate delle riflessioni piuttosto importanti in rapporto allo stile di vita di ognuno all’interno della attuale situazione socio-sanitaria.

L’HRV è un parametro che uso su me stesso (e che consiglio agli atleti che a me si rivolgono per consigli) per comprendere più finemente come il corpo risponde ai tanti stimoli esterni, di qualsiasi genere essi siano. Volendo usare un termine caro ad Hans Selye, l’endocrinologo che per primo cercò di dare un significato universale alla “risposta non-specifica dell’organismo agli agenti esterni”: è un indicatore di risposta allo “stress”.

In altri termini, questo parametro ci indica quanto siamo “flessibili” nell’ambito delle continue modificazioni e degli adattamenti che società e ambiente richiedono.

Nelle righe che seguono mi limiterò a descrivere i meccanismi che regolano questo parametro e come sia possibile osservarlo e regolarlo, venendo incontro all’uscita da stati patologici per chiunque, con un occhio di riguardo per tutti gli sportivi.

Un approfondimento maggiore l’ho lasciato al secondo libro del progetto editoriale RUN CORSA E PERFORMANCE e ad un esperto vero e proprio: l’amico Marco Altini, creatore di HRV4Training, che ha confezionato un capitolo apposito.

Chi meglio di lui in questo caso?!

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FREQUENZA E VARIABILITÁ

Credo che ormai tutti i lettori di queste pagine, in quanto runner, triatleti o sportivi informati, sappiano già cosa sia l’HRV e la differenza che esiste fra frequenza e variabilità cardiaca, cercherò comunque di riassumere per chiarezza.

Brevemente: la frequenza cardiaca rappresenta il numero di battiti del cuore per intervallo di tempo (es: 1 minuto) ed è un parametro fisiologico medio calcolato all’interno di una certa tempistica.

La variabilità della frequenza cardiaca invece è la impercettibile (o quasi) variazione della frequenza del singolo battito nel tempo.

A questo punto però, siccome sono uno stronzissimo e perfido maniaco dei tecnicismi (resi possibilmente semplici) voglio piantare un chiodino in più su quel muro di pazienza che mi riservate.

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ELETTROCARDIOGRAMMI E PUNTI R

Immagine presa dall’atlante Netter

Se in questo preciso istante facessimo tutti un elettrocardiogramma e volessimo renderci conto fattivamente della rappresentazione della variabilità della frequenza cardiaca su schermo o su carta (in base allo strumento che abbiamo a disposizione), ci accorgeremmo che, guardando quella irregolare linea che viene disegnata dal macchinario, questa variabilità viene rappresentata come distanza di tempo fra un punto R e l’altro.

Cosa è il punto R?

É l’ampia onda positiva che “picca” verso l’alto e corrisponde alla depolarizzazione dell’apice del ventricolo sinistro del nostro cuore (vedi immagine sopra): magnificenze dell’elettricità.

Non vorrei rincarare troppo la “dose tecnica” oltre questo sadico particolare, aggiungo soltanto che questa costante variazione fra picchi R (la variabilità del battito, appunto) rimane determinata da una serie di fattori, tra cui l’azione del sistema nervoso autonomo sul cuore.

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SISTEMA NERVOSO AUTONOMO, QUESTIONE DI BILANCIAMENTO

Chi ha letto il primo libro del progetto RUN (ma anche chi non lo ha letto ed è comunque informato) sa che il sistema nervoso autonomo si suddivide in un paio di branche fondamentali: una branca chiamata “simpatica” e un’altra chiamata “parasimpatica”.

Generalizzando, possiamo identificare la prima come “quella dello stress” e la seconda “quella del rilassamento”.

É bene sapere che siamo animali che rispondono subito allo stress, poichè abbiamo una tendenza naturale alla risposta simpatica (vedi meccanismo “dell’attacco e fuga” che ci accompagna da migliaia di anni, senza il quale ci saremmo estinti).

Ma ciò che ci interessa in realtà, in quanto esseri umani e sportivi, è anche avere un meccanismo parasimpatico oliato ed allenato.

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L’IMPORTANZA DEL SISTEMA PARASIMPATICO

L’impianto che “tira il freno” è fondamentale, perchè è quello che controbilancia l’intero peso stressogeno e, in specifico, riesce a mantenere regolati e sempre nella norma i battiti cardiaci che, normalmente, tenderebbero a “scappare” verso la risposta simpatica.

Il gioco di alternanze e bilanciamento fra questi due sistemi determina l’HRV.

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HRV E RISPOSTA ALLE MALATTIE (COVID IN PARTICOLARE)

In questi ultimi due anni ho dovuto fare, mio malgrado, parecchi studi sul SARS-CoV-2 e sulle tipologie di condizionamento che provoca negli sportivi.

In particolare ho notato che valori alti di variabilità della frequenza cardiaca si correlano in maniera inversa agli indici infiammatori anche in questo tipo di infezione.

Addirittura è possibile affermare che i valori della variabilità cardiaca si correlano in maniera predittiva con le possibili conseguenze da Covid-19 e soprattutto sulla possibilità di sviluppo del cosiddetto “long covid”.

Infatti, gli atleti che mostrano sintomatologie di stanchezza e affanno persistente post-malattia, presentano al contempo sbilanciamenti del sistema nervoso autonomo che si notano osservando l’HRV.

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AFFRONTARE QUESTE SITUAZIONI

Per migliorare questa situazione è necessario agire proprio sull’allenamento del sistema parasimpatico.

COME?

Alimentazione e sonno corretti, davanti a tutto.

Poi: abbassamento dello stress lavorativo e famigliare, cura dei pensieri e delle emozioni, lavoro sulla gestione del respiro (in questo caso, sì, diventa molto utile) magari affiancato ad uno stretching statico serale per agire attivamente sul sistema neuromuscolare.

Tutto questo accompagnato da una attività fisica che deve possibilmente rimanere nell’ambito fisiologico: meglio non esagerare per un pò di tempo in questi casi.

Meglio assecondare il corpo con ciò che si può facilmente permettere: uscite lente e rilassanti, ad impegno controllato.

Il rapporto allenamento/recupero acquista molta importanza e chi vuole “saltare tappe” o esagerare con lavori troppo impegnativi per ricercare stati di forma particolari in breve tempo, spesso va incontro a problematiche evidenti che rischiano di agire al contrario e protrarre ancora più a lungo sensazioni spiacevoli e patologie.

Mai come in questo caso il vecchio adagio “gradualità, gradualità e ancora gradualità” si rivela essere un banale quanto ottimo consiglio.

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CONCLUDENDO

L’esempio del covid è di certo una presa di coscienza necessaria, ma deve servire più in generale a capire che la ripresa da situazioni patologiche può essere gestita, in ogni caso, sempre con coerenza.

Sfruttare l’HRV e l’allenamento del sistema parasimpatico in questo tipo di gestioni (malattie in generale) può rivelarsi non solo il miglior modo possibile, ma anche quello più veloce per riprendersi al più presto prestazioni psico-fisiche e cognitive accettabili!

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A presto, signori!😉

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Una risposta

  1. Nicola ha detto:

    Complimenti per la tua esperienza e professionalità

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