IL CASO CASTER SEMENYA: SCIENZA O ETICA?

Chi legge fumetti Marvel o ha avuto l’occasione di vedere la serie di film sugli X-Men al cinema o in dvd, sa che la figura del mutante è piuttosto controversa.

Richiama allegoricamente “il diverso”, l’essere umano che per motivi indipendenti da sè stesso risulta “scomodo” e, quasi sempre, si trova emarginato, parte di una minoranza che vuole rispettati i propri diritti.

I richiami alla realtà e ai tantissimi esempi che essa può portare potrebbero essere molteplici, ma ciò che interessa a noi, in questo preciso caso, è il contesto sportivo.

Caster Semenya è una atleta che vive in un limbo: troppo forte per essere considerata una donna a tutti gli effetti, soprattutto dalle sue contendenti.

In effetti, a guardarla, è imponente.

Una specie di essere con dei super-poteri: è una donna, ma ha un tasso di testosterone nel sangue che è paragonabile a quello di un uomo e questo la porta a primeggiare a livello mondiale, sia nelle gare lunghe della velocità (i 400 mt) sia nelle gare più veloci del mezzofondo (fino ai 1500 mt).

Caster è affetta da iperandrogenismo, una condizione piuttosto rara che colpisce una persona su 20.000 circa. Il termine scientifico della malattia è disgenesia gonadica completa di tipo 46,XY.

Se uno potesse scegliere alla nascita cosa essere direi che nessuno avrebbe problemi al mondo. Ma non è così.

Tante persone, nella storia, sono nate con doti fisiche particolari. Poi ci sono state quelle che, grazie a se stesse e al destino, hanno saputo sfruttarle appieno ed altre che, per un motivo o un altro, le hanno gettate alle ortiche.

Doti effettive, visibili, misurabili, vere, tangibili.

Michael Jordan aveva mani sproporzionate rispetto al resto del corpo. La palla da basket era un cocomero in confronto al suo metro e novanta, ma era una arancia fra le sue dita. Inoltre aveva doti elastiche al limite della condizione umana. Non aveva tendini, ma fionde.

Miguel Indurain aveva una capacità polmonare clamorosamente sopra la media. Femori lunghissimi. Un cuore ai limiti dell’anomalia: 28 battiti a riposo.

Il discorso però è più ampio: senza 6 ore di allenamento al giorno queste doti sarebbero state così importanti?

LONDON, ENGLAND. 2012 OLYMPIC GAMES. 10 August 2012. Athletics, 800m final. Caster Semenya wins silver. Picture by WESSEL OOSTHUIZEN / SA SPORTS PICTURE AGENCY

ALLENAMENTO, ALLENAMENTIO, ALLENAMENTO.

Caster Semenya ha scelto l’atletica. Le piaceva. Era nata per questo.

Non mi venite a raccontare che l’ha fatto per qualche secondo fine particolare. Per arrivare a certi livelli bisogna allenarsi duramente indipendentemente da ciò che si è. Il talento e le doti aiutano se si da loro la possibilità di essere messe alla prova. Nessuno vince le olimpiadi senza allenarsi.

Qualcuno vide Bolt vincere con la sigaretta in bocca certe gare. CERTO. Ma andate a contare le ore a morire in pista per “potersi accendere quella sigaretta”.

Chiariamo immediatamente che la condizione della Semenya può aiutare, ma non è determinante. Basta informarsi e studiare per saperlo.

L’iperandroginismo non è una bazzecola.

Può essere un grosso problema, perchè si porta dietro dei rischi comprovati per la salute legati allo sviluppo di forme tumorali all’interno dell’addome, per non parlare di tutto l’aspetto psicologico legato a ciò che questo stato comporta a livello personale.

Francine Niyonsaba e Caster Semeya

Ad oggi la IAFF (Federazione Mondiale di Atletica) ha escluso dalle gare dai 400 ai 1500 mt Caster e tutte le atlete che, come lei, hanno livelli di testosterone superiori a 5 nanomoli per litro di sangue (Francine Niyonsaba – immagine sopra – è un altro esempio).

La realtà è che non sa che pesci prendere. Anche il Tribunale dello Sport vaga nella nebbia. Si sono rivolti alla scienza, certo. Ma la scienza stessa non ha dato risposte certe. Inoltre c’è un aspetto etico che viene totalmente ignorato e che ha invece colto la Corte Suprema Svizzera, a cui si è appellata l’atleta. Il dibattito è in atto.

Ma, in sostanza, in cosa si concretizzerebbe questa sua potenziale supremazia fisica a livello di performance?

COSA DICE LA SCIENZA

É scientificamente provato che una maggior produzione di testosterone PUO’ provocare un aumento della massa (e questo è evidente in Caster e nelle atlete come lei) e della potenza muscolare nonché una più massiccia densità di globuli rossi ed emoglobina.

In sostanza muscoli più forti e ossigenati….cioè prestazioni POTENZIALMENTE più consistenti.

Per pura curiosità ho scandagliato un buon numero di studi sull’argomento e posso dire che non ci vogliono particolari doti di ricerca per arrivare alle notizie che elenco di seguito, poichè i medici della IAFF stessa le elencano chiaramente nelle loro conclusioni:

  • Nei soggetti affetti da iperiandroginismo non è detto che l’effetto del testosterone sia sempre alto. Quindi è necessario portare PROVE ed evidenze di esami su questa situazione prima di prendere decisioni di qualsiasi tipo in merito.

Ma diciamo che la IAFF e i suoi medici possano anche aver pensato a questo e riescano a tenere perfettamente sotto controllo le atlete (anche se ho parecchi dubbi a riguardo).

  • Ammesso che l’effetto sia costantemente alto (difficile, ma possibile), rimane assolutamente da dimostrare che sia questo livello ormonale che possa portare realmente risultati.

Dove finisce questo effetto e dove comincia quello del duro allenamento, dell’alimentazione e delle altre caratteristiche fisiche che contraddistinguono queste atlete? Doti vere e reali tanto quanto gli ormoni stessi.

Pensiamo agli esempi di prima: erano le mani di Michael Jordan che lo hanno portato ad essere il più forte di tutti? La sua elasticità? Era la capacità polmonare di Indurain a fargli vincere i tour? O era la sua costituzione fisica? O il suo cuore? O era semplicemente un mix di queste doti?

Come si fa a quantificare la percentuale esatta di ogni cosa? É impossibile.

Ebbene, la Iaff ha chiuso la partita con una esclusione basata su livelli ormonali. Tutto si ferma li.

CINQUE NANOMOLI.

D’accordo o no bisogna prenderne atto……però vedete……il problema non è questo. Si tratta di un editto a cui il sesso femminile deve sottostare e potremmo parlarne per ore. Ma l’ORRORE di questa presa di posizione viene dopo.

Alle atlete con più di 5 nanomoli è permesso gareggiare (!!!) SE ASSUMONO FARMACI PER ABBASSARE IL TESTOSTERONE.

Non so se questa cosa arriva a voi come è arrivata a me.

Ricapitoliamo: una atleta dovrebbe assumere dei medicinali (pillole anticoncezionali ad alti dosaggi o preparati medici) che normalmente non prenderebbe e che potenzialmente la esporrebbero ad effetti collaterali in grado di minare la salute…..per competere???

Quindi facciamo sentire una persona “fisicamente malata” anche se non si sente tale?

É una sorta di DOPING AL CONTRARIO. Pensateci!

Siamo al fluido anti-mutante del film sugli X-MEN!

Per me è follia signori.

Caster Semenya ha giustamente dichiarato che non prenderà MAI alcun medicinale per essere ciò che non è.

E ha dichiarato guerra alla Federazione mondiale di atletica leggera.

E ha fatto bene, perchè qua la scienza è solo il pezzo di un puzzle molto più grande e complicato.

Allego qui di seguito lo spot che Caster girò per Nike. Una sorta di sua storia in pochi secondi.

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